Souvenir in bottiglia | Atlas Wine Studio

Souvenir in bottiglia

di Roberto Lo Russo

Porta a casa il ricordo di un'emozione, non solo di una bottiglia.

Tempo di rientrare dalle ferie (o quasi)! Vestiti e costumi da lavare accartocciati in valigia che prima o poi svuoteremo per dare avvio alla maratona lavatrice-stendipanni. Che dite? Mica tutti sono andati al mare? Ma certo, qualunque meta vale, l’importante è godersi le ferie…

Non so voi, ma ogni volta che pianifico un viaggio – sia di piacere che di lavoro – lascio sempre un po’ di spazio in valigia per portare a casa qualche bottiglia di vino locale. La cosa vale sia per viaggi in Italia che all’estero e, nella mia mente, ha senso se il vino trasportato non sia reperibile poi dove vivo, nemmeno online.

 

Ne vale la pena?

Perché portarsi del vino da un viaggio, quando online – volendo – si può ormai trovare di tutto? Beh, le ragioni possono essere diverse e la più ovvia è quella di aver provato un vino (al ristorante, per esempio) e volerlo quindi apprezzare altre volte anche a viaggio terminato. C’è però una ragione più profonda e sentimentale: portare con noi un vino assaggiato magari in un posto lontano da casa, può farci rivivere la sensazione di essere ancora lì, percependone i rumori, i profumi e tutta una serie di emozioni che abbiamo provato in quei momenti.

Immaginate (o rivivete) un viaggio a Santorini, splendida isola nata da ciò che resta di un antico vulcano sprofondato, il tramonto goduto in uno dei tanti locali di Fira, davanti a voi lo strapiombo sul mare blu scuro e, all’orizzonte, il sole pian piano si tuffa nell’acqua inondando l’atmosfera di arancione sempre più inteso, il vento soffia deciso e rinfresca l’aria bollente del giorno, un Assyrtiko vi fa compagnia e quel bicchiere di vino è in questo momento il vostro taccuino su cui registrate le vostre emozioni. Ora ditemi che, una volta rientrati in città al termine della vacanza, non vorreste rivivere quello stesso piacere a casa vostra, versando quello stesso vino nel bicchiere dell’amico che è venuto a trovarvi e al quale state raccontando di quanto siete stati bene su quella splendida isola dell’Egeo!

 

Quel che mettiamo in valigia

Ebbene, attenzione: mettere in valigia una bottiglia di vino non implica che, insieme alla bottiglia stessa, viaggino con voi le stesse emozioni. Anzi, per esperienza vi dirò che maggiore è la distanza che vi separa dalla località in cui avete acquistato il vino e minore sarà l’energia con cui i ricordi si ripresenteranno all’apertura della bottiglia stessa.

Al netto dei traumi che un vino possa subire durante un viaggio – il maggiore o minore impatto dipendono da parecchi fattori, primo su tutti la qualità e quindi la resilienza del vino – sappiate che, di tutto ciò che avete sperimentato mentre assaporavate quel vino per la prima volta nella sua patria, solo una minima parte si paleserà una volta rientrati a casa. E non parlo solo dell’emozione dovuta alla fresca brezza dell’Oceano Pacifico che vi accarezza la guancia mentre ammirate il tramonto accanto ad una spiaggia californiana (accanto eh, non sulla spiaggia perché altrimenti stareste leggendo questo articolo da una qualche prigione al confine con il Messico…), mi riferisco anche alle sensazioni olfattive e gustative.

 

La nostra mente

Ora, suonerà un po’ assurdo, ma se pensiamo a quanto il nostro caro cervello possa essere influenzato da una infinità di fattori interni ed esterni, capiremo che non è poi così inconcepibile il fatto di degustare uno stesso identico vino in due posti differenti nel mondo e percepire sensazioni diverse, a volte molto diverse.

Quando siamo lontani da casa – dove per “lontano” si intende dall’ora di viaggio in auto a 20 ore di volo – la nostra mente cambia radicalmente atteggiamento verso tutto ciò che ci circonda e, in linea di massima, è molto più ricettiva agli stimoli esterni. Non siete convinti? Pensate solo a quel collega di ufficio un po’ taciturno, preciso-preciso-preciso nel fare le cose, senza mai sbalzi di umore sia nel bene che nel male, che non si unisce mai al gruppo quando si organizza un aperitivo post lavoro o una pizzata di fine anno. Beh, sappiate che quello stesso collega, durante le ferie in un villaggio turistico, potrebbe essere quello che ruba la scena al capovillaggio, tirando fuori una personalità teatrale dall’energia inarrestabile.

La trasformazione del vostro “come si chiama? Ah boh…” collega è la stessa che ci porta a percepire le sensazioni in maniera differente rispetto alla vita quotidiana, ampliandone lo spettro o, addirittura, bloccando la percezione di alcune di queste sensazioni.

 

Tornare consapevolmente

Quindi vuoi dirci di non portare a casa bottiglie da un viaggio, da una vacanza, da una trasferta? Assolutamente no! Tutto il contrario! Se un vino vi è piaciuto e avete la possibilità di comprarne un po’, portatelo con voi. Con l’unica accortezza di sapere che non state portando a casa un ricordo, come un braccialetto, un quadro, un soprammobile (che poi, si usano ancora i soprammobili?!), ma state portando a casa un vino che vi è piaciuto e che vi ha reso più piacevole un momento. Ma non mettete il broncio se non vi riporta a quel pomeriggio mentre pranzavate sulla terrazza affacciata sui vigneti di quella bellissima cantina di Mendoza (Argentina) con le Ande innevate sullo sfondo. E non pronunciate la fatidica frase “mah, lo ricordavo migliore…” perché quel migliore era proprio dovuto a tutto il contorno che avete lasciato lì.

Se poi, invece, riassaggiando il vino, doveste essere completamente trasportati indietro al momento del primo assaggio beh, allora avete fatto jackpot!